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STORIE D'AMICIZIA di Giovanni Pedrazzini

Giovanni Pedrazzini, medico cardiologo, ha avuto modo di conoscere bene  Gianna Bernasconi a Chennai  ed è rimasto molto colpito dalla sua personalità e dal suo lavoro, tanto che si  è messo a disposizione  della nostra associazione partecipando all’attività del comitato. Proprio in questi giorni è uscita una sua  raccolta di lettere intitolata “Storie di amicizia”  dedicate a persone che  gli sono rimaste particolarmente impresse; tra queste c’è anche Gianna. Si leggono di filato, sono piene di  comprensione per l’altro, di “pietas” e di solidarietà. Questa raccolta che ben rispecchia lo spirito della nostra associazione.

Carlo Tosi (Presidente)

Sei storie di Vita, o di amicizia come vengono definite nel titolo, sotto forma di lettere. che l'autore idealmente dedica a persone, che in modi e tempi diversi hanno incrociato la sua strada lasciando impresso un solco profondo ed indelebile del loro passaggio. Sei vite drammaticamente diverse, ma non meno preziose l'una dell'altra, raccontate da un medico entusiasta della vita e del suo lavoro. Dal campione di sci morto per droga nelle prigioni di Bangkok alla missionaria laica in India simbolo della vera carità cristiana, dalla ragazza madre annientata da una sieropositività contratta anni prima al giovane sognatore che senza paura si lancia alla conquista della sua America, dallo studente spregiudicato persosi pure lui nelle strade della droga ad un capitano dell'esercito costruttore di speranza per generazioni intere di giovani.
Storie vere, destini contrapposti, storie di ombra e di luce, tutte di casa nostra. Un modo per onorare amici distrutti dalle loro incapacità di sognare, ma anche per rendere omaggio a persone, che si sono ostinate a credere in una piccola fiammella che custodivano nel cavo delle loro mano.

Racconti brevi, come un volo di farfalla che vola di fiore in fiore, e si lascia coinvolgere e sconvolgere dalla loro bellezza e fragilità.

Il ricavato della vendita del libro è servito per le opere di Gianna Bernasconi in India.


PADRE MANTOVANI dalla COLLANA CAMPIONI di T.Bosco Edizioni ELLEDICI

Orfeo conobbe la fame fin da ragazzo. Fu il primo di tredici figli che il Signore regalò a una laboriosa famiglia veneta, che abitava a Menà di Castagnaro, un paesino in provincia di Verona. Era nato nel 1911. Quattro anni dopo venne la prima guerra mondiale, con gli sfollamenti, le privazioni, la ricerca quotidiana di lavoro e di cibo.

Anche a guerra finita, il numero delle bocche da sfamare non permise mai a papà e mamma Mantovani di allevare i figli nell'abbondanza “Oggi per le strade di Menà passano molti trattori, c'è aria di benessere - dice Bruno Mantovani, uno dei fratelli. - Ma quando Orfeo ed io eravamo bambini (lui aveva 4 anni più di me) c'era miseria e c'era fame. L'India ce l'avevamo qui. Certe mattine la mamma ci teneva a letto fino a mezzogiorno perché non aveva da darci niente per colazione. Fin da quando aveva sei anni, Orfeo diceva a tutti che sarebbe diventato prete e missionario. Ma in famiglia c'era bisogno di tutte le braccia per raggranellare qualche soldo, e mio padre non voleva saperne di lasciarlo andare. Orfeo accettò di ritardare la partenza, ma non cambiò mai idea. Era sensibile, capiva l'umiliazione di papà e mamma nel non poterci mantenere come avevamo bisogno, e a volte piangeva“.

Una sera, finita la distribuzione della polenta ai fratelli e alle sorelle si accorse che i genitori erano rimasti senza.-Perché tu e papà avete il piatto vuoto? - domandò alla mamma. E lei-Non abbiamo fame, questa sera. -Allora nemmeno io ho fame,- e scappò fuori a piangere, sull'aia oscura. La mamma lo raggiunse, poi anche il papà. Fu allora che Orfeo disse deciso:”Se diventerò prete, lavorerò soltanto per i poveri, per chi ha fame, come ho fame io questa sera.”